I primi esperimenti scientifici sulla Memoria

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Come nasce lo studio della memoria: grazie a sequenze di parole senza significato imparate a memoria si scoprì come opera il cervello per immagazzinare informazioni

Lo studio scientifico della memoria iniziò poco prima del 900 quando il filosofo tedesco Hermann Ebbinghaus formulò un ipotesi davvero rivoluzionaria per l'epoca, ovvero che la memoria potesse essere studiata a livello sperimentale.

Avanzando questa tesi egli ruppe una tradizione millenaria che assegnava senza esitazione lo studio della memoria alla filosofia anzichè alla scienza.

Egli sostenne che i filosofi avevano prodotto una vasta scelta di possibili interpretazioni della memoria, senza specificare in alcun modo quali fra tali teorie ne offrisse la migliore spiegazione.

Ebbinghaus iniziò così a raccogliere prove sperimentali obiettive del modo di operare della memoria, nella speranza di poter in tal modo scoprire quale  tra le varie teorie fosse la migliore.

Ebbinghaus decise che l'unico modo per affrontare la complessa questione della memoria umana fosse quello di semplificare il problema.

Così utilizzò sè stesso come "cavia" e poiché desiderava studiare l'apprendimento di nuove informazioni e minimizzare ogni effetto della conoscenza precedente, inventò un materiale da apprendere completamente nuovo.

Questo materiale era costituito da sillabe prive di qualsiasi senso, sequenze composte da una consonante seguita da una vocale e ancora da una consonante, del tutto simili a parole, che potevano essere pronunciate ma non avevano alcun tipo di significato.

In tal modo imparò sequenze di tali parole recitandole a voce alta e a ritmo serrato, registrando con molta attenzione il numero di ripetizioni che gli occorrevano per apprendere ogni elenco, o per reimpararlo dopo un intervallo di tempo in cui l'aveva dimenticato.

Durante la fase di apprendimento, evitò di considerare possibili associazioni con parole reali che potessero venirgli in mente.

Gli esperimenti avvenivano sempre alla stessa ora nell'arco della giornata, in condizioni controllate con attenzione, interrompendo gli esperimenti ogni volta nel caso si verificassero cambiamenti troppo grossi nella vita quotidiana.

Nonostante le difficoltà riuscì a dimostrare al mondo che la memoria può essere studiata scientificamente, e nel  periodo di soli due anni riuscì a evidenziare alcuni fra i caratteri fondamentali della memoria umana.

Se vogliamo formulare una stima quantitativa di un qualsiasi sistema per l'immagazzinamento di informazione, dobbiamo essere in grado di rispondere a tre domande fondamentali: con quanta rapidità l'informazione può essere introdotta nel sistema, quanta informazione può essere immagazzinata, e con quanta rapidità l'informazione può andare perduta.

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Una parola o una frase può essere appresa con più semplicità se nella nostra mente è possibile associare ad essa un'immagine concreta.

Un fattore davvero fondamentale per determinare se una qualsiasi informazione sarà appresa e ricordata è sicuramente la misura della significatività in colui che dovrà apprenderla.

Ebbinghaus si sforzò deliberatamente di evitare le complicazioni del significato adottando una strategia che consisteva nel leggere molto rapidamente i suoi testi privi di senso e nel rifiutarsi categoricamente di pensare a qualsiasi associazione che avesso un significato.

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Questa rappresenta l'informazione che viene mantenuta per periodi di tempo di durata molto considerevole.

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Spesso per risolvere un problema abbiamo bisogno di informazioni intermedie, che successivamente al loro utilizzo non saranno più necessarie e potranno quindi essere dimenticate.

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In assenza quindi di un qualche tipo di ricordo delle parole e dell'ordine in cui esse si presentano, il linguaggio sarebbe completamente incomprensibile. Supponiamo che ci venga chiesto di moltiplicare mentalmente due numeri a caso di 2 cifre.

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Tutti i Modelli Di Memoria Artificiale: RAM e ROM, la prima é velocissima e costosa, la seconda capiente ed economica: ma é possibile mediare tra queste due tipologie

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